Bolognese “convinto”, nella sua città Giovanni Bersani è nato il 22 luglio 1914, e sempre a Bologna se n’è andato il 24 dicembre 2014 all’età di cento anni.
È stato partigiano, poi nel dopoguerra deputato per sei legislature e senatore per una. Sottosegretario al Lavoro e alla Previdenza sociale (1952-53), dal 1960 al 1989 sedette al Parlamento europeo, dove si impegnò in particolare per il dialogo tra Europa e Paesi del Sud del mondo e per la pace. Fu a lungo co-presidente della Assemblea paritetica Cee-Paesi Africa, Caraibi e Pacifico, assemblea che dopo il 1989 lo volle come suo presidente onorario.
Personaggio di spicco nel movimento cooperativo italiano, fu tra i fondatori delle Acli e successivamente tra coloro che contribuirono a far nascere diversi enti nel mondo della cooperazione e dell’impegno sociale, tra cui il Movimento cristiano lavoratori e il Cefa (oggi Terraperta Ets) con cui ha portato l’esperienza cooperativa emiliana in Africa e nel resto del mondo. Nel 1994 fu nominato Cavaliere di Gran croce dell’Ordine al merito della Repubblica italiana e nel 2011 venne proposto al premio Nobel per pace.

Il bene delle comunità vicine e delle comunità lontane
Nella vita di Giovanni Bersani il bene della comunità vicina e quello delle comunità lontane non erano in contrasto, erano lo stesso impegno, vissuto con la stessa concretezza. Il suo operare ha dato lavoro, formazione e dignità a migliaia di persone nel mondo.
Per queste ragioni quella di Giovanni Bersani è una figura esemplare di impegno sociale che oggi, di fronte ai conflitti che si moltiplicano, alle crescenti disuguaglianze e al bisogno di un’Europa più unita e protagonista nel contesto mondiale, è importante ricordare e sarebbe utile riscoprire e valorizzare.
Nei giorni scorsi Bologna gli ha dedicato una statua collocata nel giardino che porta il suo nome, in via della Liberazione. L’opera in marmo è dello scultore modenese Dario Tazzioli. Donata alla città dalla Fondazione Giovanni Bersani, è stata realizzata grazie al sostegno della Federazione Bcc dell’Emilia-Romagna e di altri importanti enti legati alla sua figura. Le realtà promotrici hanno scelto di dedicare a Bersani un segno permanente in uno spazio pubblico. Una statua che vuole far incontrare la sua storia anche a chi non l’ha conosciuto, soprattutto alle nuove generazioni.

Il ricordo del presidente della Fondazione Giovanni Bersani
Come ha scritto per l’occasione il presidente della Fondazione, Francesco Tosi, «abbiamo voluto ricordare Bersani con un monumento perché sia noi che le future generazioni abbiamo e avranno bisogno di ricordare l’ammonimento che la testimonianza della sua vita ci rivolge. Il primo ammonimento che ci viene dalla vita di Bersani è, a mio giudizio, la speranza, e lo dico perché credo che la speranza sia, oggi, la virtù di cui abbiamo maggiormente bisogno: ogni volta che nella storia qualcuno vive una vita esemplare, sopra le comuni capacità, il fatto stesso che quella vita ci sia stata, indica che una vita di quel tipo è possibile, che il bene è possibile e che, anzi, può essere l’orizzonte della Storia.
Bersani, che pur aveva conosciuto tutto del mondo nella sua lunga vita, attraversando quasi l’intero secolo scorso, fu sempre animato da una spinta verso il futuro, da una fiducia nell’uomo e nel fatto che il bene e la fratellanza universale avrebbero potuto affermarsi. Anche Aldo Moro, quando nel 1971 commentò la prima legge in Europa sul volontariato internazionale e la cooperazione allo sviluppo, opera appunto di Bersani, scrisse: “Ciò che poteva sembrare ieri una fantasia o un sogno di qualche ragazzo esaltato o idealista, si è rivelato, invece, alla prova dei fatti, un vuoto da riempire, una grave lacuna politica e legislativa da colmare”.
Bersani non abbandonò mai la fiducia nella possibilità di tradurre in realtà gli ideali e la convinzione, determinata anche dalla sua forte fede cristiana, che le azioni volte ad affermare una maggiore giustizia, se condivise e fatte emergere dal basso, hanno la possibilità di affermarsi modificando il corso della Storia. Quante volte lo abbiamo sentito ripetere che è la gente che fa la Storia e che cambia il mondo.
Alcuni anni fa, nel 2011, quando ci furono iniziative per proporre l’assegnazione del Nobel per la Pace a Giovanni Bersani, ritenevo e ritengo che sarebbe stato un atto di giustizia, sarebbe stato un portare alla luce una vita che ha saputo coniugare con rara coerenza l’altezza degli ideali con la concretezza delle conseguenze pratiche; quel Nobel sarebbe stato un consegnare agli uomini e ai giovani il testimone di una vita che con totale dedizione ha attraversato le vicende storiche locali e internazionali nel segno di una pace vera tra i popoli e nei popoli, una pace che non va attesa ma faticosamente e incessantemente costruita, difesa e alimentata.
Le ingiustizie sociali, economiche e politiche sono causa e conseguenza delle guerre: Bersani era animato dalla ferma convinzione che la cooperazione fosse lo strumento per una società più giusta, democratica e pertanto anche incline alla pace. Affermava spesso che “la cooperazione è capace di eliminare le disuguaglianze perché ognuno è promotore della crescita della comunità”.
Bersani fu autentico e disincantato interprete della dottrina sociale della Chiesa. Egli era profondamente convinto della fratellanza universale dell’uomo. Chiudo questa mia riflessione citando la bellissima enciclica di Papa Leone XIV, Magnifica Humanitas : “La fraternità non è soltanto un’aspirazione interiore di chi crede, ma una forma sociale e politica da incarnare in scelte e percorsi condivisi”. Credo che possiamo prendere questa affermazione del Papa per indicare l’ammonimento che Bersani manda ai giovani, a tutti noi e soprattutto alla politica, nazionale e mondiale, in questo tragico momento di dissennato sbandamento».
