I bambini (e non solo) e le nuove tecnologie nel Patto digitale di Imola

di Milena Monti

Non solo i bambini ma anche gli adolescenti e le famiglie vanno accompagnati nell’uso corretto delle nuove tecnologie.
Un uso eccessivo degli schermi è dannoso, ma anche la qualità e la condivisione dei contenuti è cruciale in tenera età.
È bene limitare l’utilizzo dello smartphone personale, ma anche il buon esempio degli adulti fa la differenza nell’approccio vita natural durante.

Per il suo essere non un elenco di divieti ma una vera e propria offerta per le famiglie di «strumenti realistici per orientarsi in una realtà profondamente cambiata», come spiegano gli autori, il Patto digitale di Imola è stato pubblicato sulla rivista scientifica Italian Journal of Pediatrics, la più antica pubblicazione della Società Italiana di Pediatria.
Il punto di partenza è universalmente riconosciuto: l’esposizione precoce e l’uso scorretto dei dispositivi digitali in infanzia e adolescenza rappresentano una delle principali sfide di salute pubblica globale del nostro secolo. Le comunità scientifiche internazionali e la stessa Società italiana di pediatria evidenziano come l’abuso sia, infatti, un fattore in grado di alterare il benessere psicofisico e lo sviluppo cognitivo dei minori: può incrementare stati di ansia e depressione, causare isolamento sociale, alterare il sonno, limitare la capacità di attenzione, mettere a rischio la salute fisica aumentando il rischio di obesità infantile o problemi postulali oppure visivi; altre conseguenze sono i fenomeni di cyberbullismo e l’esposizione precoce a contenuti inappropriati.

L’approccio innovativo

L’approccio è innovativo: supera, infatti, una lettura basata esclusivamente sul numero di ore trascorse davanti a uno schermo, invitando a valutare anche i contenuti utilizzati, il contesto e il momento della giornata, l’età, la presenza degli adulti e soprattutto le attività che l’uso dei dispositivi può sostituire, come il gioco all’aperto, la lettura, le attività creative e i momenti di relazione.
Fra le azioni concrete promosse ci sono l’accompagnamento nell’accesso alla rete e il rinvio dell’introduzione dello smartphone personale, ma anche il buon esempio degli adulti nell’utilizzo degli strumenti digitali (per tempo e qualità dei contenuti): da anni la pedagogia racconta infatti che se si vuole insegnare una buona abitudine ai bambini la si deve mettere in pratica in prima persona; i piccoli imparano più facilmente per imitazione che applicando una regola data. Meglio, quindi, dimostrare di limitare il proprio utilizzo di tablet e smartphone piuttosto che imporre la limitazione “perché sì”.

Un riconoscimento importante per un lavoro di divulgazione importante

Gli autori della pubblicazione, dal titolo The Digital Pact of Imola: development and implementation of a community-based public health initiative to promote healthy digital habits in childhood and adolescence (la trovate QUI), sono tutti professionisti legati alla Ausl di Imola: in ordine rigorosamente alfabetico si tratta di Paolo Bottau (direttore di Pediatria e nido), Irene Bonomelli (pediatra), Laura Cavalazzi (pediatra), Laura Serra (già direttrice Uoc Pediatria e nido), Elisabetta Zucchini (direttrice della Neuropsichiatria infanzia e adolescenza della Ausl Imola), Alessandra Ronchi (neuropsicomotricista) e Valentina Totti (già chinesiologa del Dipartimento di Sanità pubblica dell’Ausl di Imola e rappresentante delle famiglie).

«La pubblicazione di questo articolo rappresenta un riconoscimento importante per un progetto che interpreta pienamente il ruolo della sanità pubblica – sottolinea Agostina Aimola, direttrice generale dell’Azienda sanitaria di Imola -: non limitarsi alla cura, ma promuovere salute costruendo alleanze con la comunità. Il valore di questa esperienza sta proprio nella capacità di mettere insieme competenze sanitarie, educative e sociali attorno a un tema che riguarda ormai la quotidianità di tutte le famiglie. La salute di bambini, bambine e adolescenti si tutela anche creando contesti che permettano scelte più consapevoli e sostenibili, ma soprattutto coinvolgendo le famiglie».

Come sottolineano gli autori, «quando una famiglia decide da sola di porre un limite, può trovarsi in difficoltà rispetto alle abitudini del gruppo dei pari. Quando invece scuola, servizi sanitari e comunità condividono alcuni principi, quella stessa scelta diventa più semplice e sostenibile. È questo il significato più profondo di un Patto Digitale di comunità».

I patti digitali di Imola: storia, contenuti (e immagini)

Il Patto digitale di Imola è un progetto avviato nel territorio di Imola e circondario nel 2024 e tuttora attivo per affrontare il rapporto tra minori e tecnologie digitali non come una questione esclusivamente privata o familiare, ma come un tema educativo e di salute pubblica che coinvolge l’intera comunità. A idearlo e promuoverlo, infatti, è stato il lavoro congiunto del Servizio infanzia del Comune di Imola e dei servizi dell’Ausl che si occupano di minori, mettendo in rete con incontri partecipativi e condivisione di contenuti i servizi sanitari e sociali, le scuole, i pediatri e le pediatre di famiglia, le associazioni, le istituzioni locali, le organizzazioni sportive, culturali e religiose, le realtà del terzo settore e le famiglie stesse.
Dati alla mano, il progetto ha coinvolto 119 realtà educative, 145 professionisti e un grande numero di famiglie che hanno attivamente partecipato a 11 incontri di comunità e 16 eventi pubblici. Secondo gli autori, si tratta di «una delle prime esperienze italiane di sanità pubblica di comunità che descrive in maniera strutturata l’attuazione di patti digitali differenziati per età attraverso la collaborazione tra servizi sanitari, istituzioni educative, amministrazioni locali e società civile».

Dal percorso sono nati tre Patti digitali che hanno tradotto le raccomandazioni scientifiche sull’uso delle tecnologie digitali in messaggi condivisi e concretamente applicabili nei diversi contesti di vita di bambini e adolescenti: uno per la fascia di età 0-6 anni, il secondo per i 6-11 anni e l’ultimo per gli 11-14 anni, tutti con indicazioni calibrate per le diverse fasi dello sviluppo. I materiali prodotti sono stati e continuano a essere oggetto di affissioni pubbliche e distribuzione alle famiglie (oltre 7mila i depliant distribuiti ad oggi).

© Riproduzione riservata

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Anche su desktop, la tua esperienza sempre a portata di click!