Lavoravano e vivevano all’interno di un magazzino. Le condizioni erano fatiscenti e i lavoratori, secondo quanto accertato dai carabinieri, erano cittadini cinesi privi di regolare permesso di soggiorno. È questa la situazione emersa durante un controllo in un’attività del settore tessile ad Anzola Emilia, che ha portato al sequestro preventivo dell’immobile disposto dal giudice.
Il provvedimento, richiesto dalla Procura della Repubblica di Bologna, riguarda due cittadine cinesi di 53 e 52 anni, entrambe residenti a Bologna e indagate in concorso per l’impiego di lavoratori stranieri con soggiorno irregolare, con l’aggravante prevista quando i lavoratori coinvolti sono più di tre.

Le verifiche erano state avviate dai carabinieri nell’ambito di una serie di controlli aziendali dedicati alla tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro, con particolare attenzione alle attività tessili. Nel corso di un’ispezione, i militari della Stazione di Anzola Emilia, del Nucleo ispettorato del lavoro di Bologna e del Nucleo operativo Radiomobile di Casalecchio di Reno hanno accertato che il magazzino era stato preso in affitto dalla 53enne, titolare di una ditta individuale.
La donna si trovava all’estero e aveva affidato la gestione dell’attività alla connazionale di 52 anni. Quest’ultima risultava formalmente assunta come dipendente insieme agli altri operai, ma secondo quanto ricostruito dagli investigatori avrebbe svolto di fatto il ruolo di datore di lavoro, occupandosi della gestione del personale e del reclutamento di nuova manodopera.
I nuovi lavoratori, tutti cittadini cinesi irregolari sul territorio italiano, venivano impiegati nell’attività e vivevano all’interno dello stesso magazzino. Le condizioni degli spazi sono state documentate durante le operazioni che hanno portato al sequestro.
Gli atti del provvedimento sono stati notificati alla 52enne. L’indagine della Procura di Bologna prosegue per il reato contestato alle due donne.
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