
Il musicista bolognese ha ascoltato e ripercorso la discografia del cantautorato italiano, fatta di impegno e tematiche sociali. Mescola gli strumenti acustici con i suoni digitali e di sintesi, De André e la psichedelia, trovando uno stile originale che coinvolge i sensi.
«Io sono del ’98, ho vissuto l’ondata rap con Fibra e tutto quel mondo. Mi sono reso conto che non ero abbastanza cattivo per fare il rapper. I miei amici mi dicevano che ero troppo poetico. Quindi, verso i 17 anni, ho iniziato a fare il cantautore».