La musica torna a scorrere nelle Arterie e questa settimana ci porta nel mondo di Robbè, al secolo Roberto Doto, cantautore pugliese di nascita e bolognese d’adozione. Da tredici anni vive sotto le Due Torri, dove ha trovato il suo modo di raccontare il mondo attraverso la musica e una scrittura che parte dalle piccole cose per arrivare a temi molto più grandi.
Due album, Vecchie cicatrici e Chiacchiere da bar, raccontano due momenti diversi del suo percorso: dal folk-rock e dalle suggestioni irlandesi del primo lavoro al cantautorato più essenziale del secondo, costruito intorno a voce e chitarra. Una scelta dettata anche dalla necessità di tornare a una dimensione più semplice e sostenibile del fare musica, in un momento in cui i palchi si sono fatti più difficili da trovare e spesso anche da vivere.
Ma nelle canzoni di Robbè c’è soprattutto la realtà: il lavoro, l’alienazione, le periferie, le migrazioni, l’indifferenza e quelle storie che normalmente rischiano di rimanere fuori campo. Come quella di Khalid, un suo studente somalo, diventata Restare a casa, o quella decisamente più surreale del signor Nicola di Matera, trasformato in canzone dopo essere comparso sul balcone, a torso nudo, mentre sotto casa sfilavano i potenti del G20.
Robbè osserva, ascolta e poi mette tutto in musica, senza rinunciare all’ironia e a quella poesia del quotidiano che attraversa il suo percorso. Un cantautore indipendente e gentile, con una chitarra sempre a portata di mano e una voce capace di raccontare storie personali e collettive senza alzare troppo la voce.
Questa è la sua storia, questa è la sua musica. Buon ascolto.
